30.6.11

De Magistris, il Fior di Loto, l'arancione e i segni...del cambiamento


Lo scorso anno, tornando da un corso tenutosi presso il Centro Culturale Europeo 
dell'Istituto Buddista della Soka Gakkai a Trets, un piccolo comune francese di circa diecimila abitanti situato nel dipartimento delle Bocche del Rodano della regione della Provenza – Alpi – Costa Azzurra, dove ho meditato a lungo sulla condizione di Napoli, mi sono convinto che Napoli ce l'avrebbe fatta, era solo questione di tempo.
La mia convinzione si trasformò in un'affermazione che in più occasioni e in diversi modi ho condiviso con altri: “Come il fior di Loto, che affonda le radici nel fango e si distende sulla superficie delle acque stagnanti uscendo da esse immacolato e bellissimo, anche la città di Napoli germoglierà sempre più bella e splendente.”
Ero anche convinto che per poter realizzare il mio desiderio di una Napoli migliore era necessario metterci l'azione. Così le mie iniziative personali e quelle di Legambiente Neapolis 2000 a difesa dell'ambiente e dei Beni Culturali si sono moltiplicate giorno dopo giorno, prendendo atto del fermento e delle “coincidenze” che si presentano nella nostra vita quotidiana. (Chi ha letto la Profezia di Celestino?) Con questo spirito, da cittadino attivo, da “Non candidato”  e da buddista ho dato il mio contributo al dibattito elettorale nel corso delle elezioni amministrative di Napoli. 
"L'ambizioso conosce una sola cosa: la sua meta. Il saggio raccoglie fiori lungo il sentiero." dice un vecchio proverbio. E' chiaro che per saggezza si intende saper “riconoscere” i “segni” che si incontrano lungo il “percorso”.Lunedì 30 maggio, mentre si aspettavano i risultati del ballottaggio, al ritorno dalla pausa pranzo, come al solito, mi guardavo intorno per ammirare le bellezze della mia città: Via Toledo, Piazza Trieste e Trento, il San Carlo, la Galleria Umberto, il Palazzo Reale con Piazza del Plebiscito. Arrivato in Piazza Trieste e Trento abbasso gli occhi a terra e scorgo in un angolo del marciapiede, fra l'asfalto, i cubetti di porfido, ed il cemento, nei pressi dei vecchi sottopassi, traformati in un Museo ma poi chiuso, un bellissimo fiore (vedi foto), nato per caso in quel posto e sopravvissuto probabilmente per "mettersi in mostra" e "dare un segno" a chi avrebbe saputo interpretarlo.
Un fiore che mi riporta immediatamente al mio paragone tra Napoli e il fior di loto, un fiore rosa con il cuore arancione, si arancione un'altro segno?
Un segno che mi anticipava la vittoria di De Magistris? Sicuramente si. Ma tutte queste "coincidenze" solo per anticiparmi di qualche ora la vittoria del Sindaco dalla bandana arancione? Non credo, pertanto devo approfondire il significato di questo piccolo "segno", augurandomi che il nuovo colore della rivoluzione sarà l'arancione. Si, l'arancione: l'energia del rosso, combinato alla felicità del giallo, simbolo delle battaglie antinucleari e a favore dell'ambiente, rappresenta l'entusiasmo, la creatività, la determinazione l'incoraggiamento e lo stimolo; ma soprattutto è associato con la gioia e la luce del sole.
E allora che gioia e luce, assieme alla responsabilità individuale possa far rinascere Napoli. Ce lo meritiamo.

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