8.1.09

PALESTINA-APPELLO - La questione morale del nostro tempo

di Ali Rashid, Moni Ovaia. da IL MANIFESTO dell’8 gennaio ’09 – pagina 10


Le immagini che giungono da Gaza ci parlano di una tragedia di dimensioni immani e le parole non bastano per esprimere la nostra indignazione. Col passare dei giorni cresce la barbarie che insieme alla vita, alle abitazioni, agli affetti, ai luoghi della cultura e della memoria, distrugge in tutti noi l’umanità e con essa il sogno e la speranza. E deforma in noi il buon senso, mortifica la cultura del diritto, forgiata dalle tragedie del secolo passato per prevenirne la ripetizione.
Così diventano carta straccia le convenzioni internazionali e le norme basilari del diritto internazionale nonché le sue istituzioni, paralizzate dai veti e svuotate di autorevolezza oltre che di strumenti per l’agire.

Così crescono l’odio e il rancore, si radicalizzano le posizioni e le distanze diventano incomunicabilità. Le stesse responsabilità si confondono, tanto che la vita in una prigione a cielo aperto diviene la normalità, l’invasione di uno degli eserciti più potenti del mondo è alla stessa stregua dl un atto pur esecrabile di terrorismo.
Ma così non si aiuta la pace, che è fatta in primo luogo di ascolto, dialogo e compromesso. Certo, anche di diritto, ma abbiamo visto che per questa sola via sessant’anni non sono bastati e dopo ogni crisi ci si è ritrovati con un po’ di rancore in più e di certezza del diritto in meno.
Noi sappiamo che l’occupazione genera resistenza, la guerra rafforza il terrorismo, la violenza cambia le persone e i fondamentalismi si alimentano reciprocamente. Ma abbiamo anche imparato in tutti questi anni che gli obiettivi di pace, sicurezza e prosperità non Passano attraverso l’uso della forza delle armi, ma attraverso l’adozione di scelte accettabili per entrambe le parti in causa e l’avvio di un processo di riconoscimento reciproco, del dolore dell’altro in primo luogo, che è il primo passo verso la riconciliazione.
Al contrario, ogni volta che ci si è avvicinati ad un compromesso accettabile, il ricorso scellerato alla violenza. all’assassinio premeditato, all’annichilimento dell’altro, è servito a demolire ciò che si era pazientemente costruito, quel po’ di fiducia reciproca in primo luogo.
Il tutto viene poi complicato dal peso della storia che in questo contesto, nel rapporto fra Europa. «Terrasanta» e Medio Oriente, agisce come un macigno non elaborato, generando falsa coscienza, ipocrisia. irresponsabilità.
L’esito è stato l’incancrenirsi di una questione, quella palestinese, che ha avuto ed ha effetti destabilizzanti in tutta la regione ed anche oltre, diventando - come ebbe a definirla Nelson Mandela - «la questione morale del nostro tempo».
Di questo vulnus si sono nutriti in questi anni il terrorismo e il fondamentalismo, regimi autoritari e cultori dello scontro di civiltà. A pagare sono state le popolazioni della regione, sono i bambini e i ragazzi cresciuti in un contesto di odio, di violenza e di paura, ma anche la democrazia e la cultura laica che pure traevano vigore dalle tradizioni ebraiche e arabo- palestinesi.
Così anche da questa guerra, assassina e stupida come ogni guerra, a trame vantaggio saranno solo i fondamentalismi e chi pensa che la soluzione possa venire dall’annichilimento dell’avversario.

Come hanno scritto nei giorni scorsi corsi Vaclav Havel, Desmond Tutu ed altri uomini di cultura «.. .quello che è in gioco a Gaza è l’etica fondamentale del genere umano. Le sofferenze, l'arbitrio con cui si distruggono vite umane, la disperazione, la privazione della dignità umana in questa regione durano ormai da troppo tempo. I palestinesi di Gaza, e tutti coloro che in questa regione vivono nel degrado e privi di ogni speranza non possono aspettare l'entrata in azione di nuove amministrazioni o istituzioni internazionali. Se vogliamo evitare che la Fertile Crescent, la “Mezzaluna fertile” del Mediterraneo del Sud divenga sterile, dobbiamo svegliarci e trovare il coraggio morale e la visione politica per un salto qualitativo in Palestina».

Per questo facciamo appello alle persone che amano la pace e che vedono nella tragedia di queste ore la loro stessa tragedia, di fare tutto ciò che è nelle loro possibilità affinché vi sia:
l’immediato, totale, cessate il fuoco - non la beffa delle «tre ore»;
la fine dell’assedio sulla Striscia di Gaza e il rispetto delle istituzioni palestinesi democraticamente elette;
l’intervento di una forza di pace internazionale sotto l’egida delle Nazioni Unite in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza lungo i confini del ‘67;
l’avvio di un negoziato per arrivare ad una soluzione politica basata sul rispetto dei diritti dei popoli, delle minoranze e della persona, nell’ambito di un processo che possa garantire nell’immediato confini sicuri per lo Stato di Israele e per Io Stato di Palestina;
la creazione di un comitato per la pace in Palestina, che superi i limiti e le strumentalizzazioni che hanno caratterizzato le iniziative degli ultimi anni;
l’adesione delle persone e delle associazioni che hanno a cuore la pace in Medio Oriente per impedire che il conflitto si trasformi in guerre di religione e tra civiltà, con la promozione di iniziative su tutto il territorio italiano e la convocazione di una manifestazione nazionale al più presto.

Non di meno, in un contesto dove l’interdipendenza è il tratto del nostro tempo e come persone che hanno comuni radici mediterranee, non smettiamo di pensarci come cittadini di una comune regione post-nazionale euromediterranea, parte di una cultura che - attraverso la storia di conflitti tra città e campagna, o nella concorrenza tra fede e sapere, o nella lotta tra i detentori del dominio politico e le classi antagoniste — si è lacerata più di tutte le al- tre culture e non ha potuto fare a meno di apprendere nel dolore come le differenze possano comunicare.
In questo spirito ci impegniamo a ricostruire quel che la guerra sta abbattendo, i ponti fra le persone, le culture, i luoghi della pace in e fra entrambe le società, per creare nuovi terreni di relazione e collaborazione fra l’Italia e la Palestina, intensificando altresì gli atti di solidarietà verso tutte le vittime, in modo particolare la popolazione della Striscia di Gaza.

Per le adesioni a questo appello paceinpalestina@gmail.com

21.12.08

JESCE SOLE....a Napoli

Nel giorno del solstizio d'inverno, il giorno in cui la luce vince sulle tenebre, un augurio a tutti noi per far ritornare a risplendere il sole sulla nostra terra


15.12.08

DICEMBRE, ILMIRACOLO DI SAN GENNARO


E’ il 16 dicembre la terza data dell’anno in cui dovrebbe compiersi il miracolo della liquefazione del sangue di San Gennaro, dopo quella del sabato che precede la prima domenica di maggio con la processione fino a Santa Chiara e quella del 19 settembre in Cattedrale.
Quella di dicembre è la ricorrenza meno conosciuta e si tramanda dal lontano 16 dicembre del 1631, giorno in cui una tremenda eruzione del Vesuvio, dopo aver distrutto Torre del Greco, stava seriamente minacciando di distruggere Napoli.

La lava era ormai alle porte della città e stava per demolire i primi edifici, ma i napoletani si appellarono a San Gennaro, che da sempre protegge Napoli dalla potenza distruttrice del vulcano, portando in processione le ampolle del sangue con il busto del Santo Protettore al ponte dei Granili (il ponte della Maddalena). Il sangue nelle ampolle si liquefò e il magma si arrestò improvvisamente risparmiando la città.
La cerimonia , in attesa che si compia il miracolo della liquefazione, ha inizio alle ore 9,30 con la Santa Messa nella Cappella del Tesoro di San Gennaro e l’esposizione delle ampolle per tutta la giornata.
Per l’occasione il Museo, che sta esponendo per la prima volta anche i Paramenti Sacri appartenenti al tesoro di San Gennaro, prolungherà l’apertura sino alle ore 18,00.

18.11.08

E Se fosse tuo figlio? - Insieme per un turismo responsabile"

Il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega al turismo, on.Michela Vittoria Brambilla, nel corso di una conferenza stampa a Palazzo Chigi, presenta la campagna nazionale: “E se fosse tuo figlio? - Insieme per un Turismo Responsabile”.

Il Governo italiano chiama a raccolta tutti gli operatori dell’industria del turismo con un’iniziativa forte e concreta, volta a contrastare ogni forma di turismo finalizzata allo sfruttamento sessuale dei minori.

In tale sede viene anche presentato il testo di un nuovo codice di comportamento (Certificazione Turismo Responsabile) che le maggiori associazioni dell’industria del turismo adotteranno per contrastare il deprecabile fenomeno dei “viaggi della vergogna” in preoccupante crescita in tutto il mondo.

Voglio solo sottolineare che tale campagna può creare un pò di confusione sul concetto di turismo responsabile. La lotta al turismo sessuale è solo un aspetto del turismo responsabile. Infatti secondo quanto decidemmo a Cervia il 9 ottobre 2005 nel corso del forum indetto da AITR, Il turismo responsabile è il turismo attuato secondo principi di giustizia sociale ed economica e nel pieno rispetto dell’ambiente e delle culture.

Il turismo responsabile riconosce la centralità della comunità locale ospitante e il suo diritto ad essere protagonista nello sviluppo turistico sostenibile e socialmente responsabile del proprio territorio.

Opera favorendo la positiva interazione tra industria del turismo, comunità locali e viaggiatori



Per informazioni Campagna "E se fosse tuo figlo?":

Laura Colombo: 335-1429333

Ilaria Perego: 334-9374154

17.11.08

Napoli

Napoli: La storia, Un itinerario, La cultura etc etc,
Un video dell'Assessorato al turismo del Comune di Napoli progettato e ideato dagli uffici del Servizio Promozione e Valorizzazione dell'Offerta Turistica nel 2006


13.11.08

Chi inquina offende Dio. Lo ricorderà oggi Sepe anche a Berlusconi?

La natura è frutto dell’opera di Dio, chi la offende offende Dio. Fu annunciato attraverso le pagine dell'Osservatore Romano lo scorso marzo ed è stato ribadito qualche giorno fa dal Cardinale Crescenzio Sepe. Si offende Dio, non solo rubando, bestemmiando o desiderando la donna d'altri, ma anche rovinando l'ambiente. Insomma chi inquina fa peccato e fa ancora più peccato chi causa inquinamento per difendere la ricchezza eccessiva. Tutto questo mi riporta all'accordo di kyoto, al nucleare, al condono edilizio. Mi auguro che S.E. Il Cardinale Sepe oggi a pranzo discuterà di questi temi anche con il presidente Berlusconi.

31.10.08

E' falsa la firma degli emendamenti sull'archeocondono

A seguito del post che ho pubblcato in data 29 ottobre Sanatoria per tombaroli e collezionisti di arte rubate. Firma la petizione di Legambiente e Nuova ecologia si riportano alcune dichiarazioni di un'intervista rilasciata a La Repubbilca di oggi (30 ottobre 2008) dell' l'onorevole Carlucci circa gli emendamenti sull'archeocondono.
"Falsissimo, falsissimo. I due emendamenti non li ho scritti io, ho appena sporto denuncia". Ha detto l'onorevole Carlucci. Anche se ha ammesso "Vero, due anni fa mi venne l'idea del condono. L'ho poi riproposta a settembre scorso, che in quest'epoca velocissima è già l'età della pietra. Il Ministro Bondi mi ha invitata a ritirarla e io ho acconsentito". L'onorevole Carlucci ha poi ribadito "La firma non è assolutamente mia. Se vuole firmo e vede" aggiungendo " Avevo in mente il piccolo condono per fare cassa. Poi ho desistito." L'archeocomplotto di cui è rimasta vittima l'Onorevole Gabriella Carlucci - scrive Antonello Caporale su Repubblica - è storia forse minore ma ugualmente inquietante.

30.10.08

Dal mondo della scuola un grande lezione di educazione civica



“Una grande lezione di educazione civica”. Così il presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza, commenta il gigantesco corteo che sta sfilando a Roma e in molte altre città di Italia indetto dal mondo della Scuola contro il decreto Gelmini.

“Una bella dimostrazione di protesta pacifica  e allo stesso tempo determinata a difendere un diritto fondamentale come l’istruzione. Un vero smacco per chi ha provato a sminuire la forza  e la concretezza del movimento”.

Insieme al presidente di Legambiente e a moltissimi rappresentanti e gruppi dell’associazione venuti da tutta Italia ci sono anche 30 sindaci di piccoli comuni arrivati a Roma per manifestare il forte dissenso verso il provvedimento che porterà alla chiusura di moltissimi plessi scolastici nei comuni minori.

 Il dimensionamento degli istituti e plessi scolastici, previsto dal Piano Programmatico della Scuola del dl Gelmini, colpirà infatti particolarmente i comuni al di sotto dei 5000 abitanti che in molti casi rischiano di veder chiusa la scuola dal prossimo anno scolastico. Un totale di 4200 plessi scolastici in meno, a danno delle aree più marginali del Paese: queste le conseguenze dei tagli previsti dal decreto Gelmini che, secondo le previsioni, lascerà 800 piccoli comuni senza scuola, con un taglio nazionale dell'organico docente di 87mila cattedre e circa 44mila posti del personale Ata in tre anni. A farne le spese in termini di disagio saranno le famiglie e gli enti locali che dovranno sostituirsi allo Stato per garantire il diritto allo studio nelle realtà più svantaggiate, come le aree del Mezzogiorno.